lunedì 30 gennaio 2012

E' morto l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro

"Io non ci sto" - È stato il nono presidente della Repubblica (dal 1992 al 1999).
All'età di 93 anni è morto la scorsa notte a Roma Oscar Luigi Scalfaro. La notizia della scomparsa del presidente emerito è stata diffusa ieri mattina su Twitter. Nato nel 1928 a Novara da famiglia di origine calabrese, oltre a ricoprire la massima carica dello Stato (dal 1992 al '99) Scalfaro è stato anche presidente del Senato e della Camera. Era stato anche ministro dell'Interno nel primo governo Craxi.
L'attività di presidenza della Repubblica si è sviluppata in sette anni iniziati con le bombe della mafia contro i giudici Falcone e Borsellino e finito nel 1999 anno ricordato certamente come l'anno della guerra nei Balcani. Si trovò a gestire una difficile situazione della vita politica italiana: era al Quirinale quando il sistema dei partiti si stava sgretolando sotto i colpi di Tangentopoli.
Ex magistrato, nel 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente nelle liste Dc, partito nel quale militò sempre. Dall’83 all’87 fu ministro dell’Interno nei due governi Craxi. Venne eletto presidente della Camera nell’aprile 1992 e un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. Lasciato il Quirinale nel 1999, è stato nominato senatore di diritto a vita.

ECCO LA STORIA DELLA SUA VITA
Oscar Luigi Scalfaro era nato a Novara il 9 settembre 1918. Magistrato, deputato all'Assemblea Costituente, e' stato il nono Presidente della Repubblica, dal 1992 al 1999. Fu eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992, quando, durante la sua presidenza della Camera dei deputati, fu eletto Presidente della Repubblica. In precedenza era stato Ministro dell'Interno nel Governo Craxi I. Era senatore a vita aderente al Partito Democratico. Di Scalfaro bisogna inoltre ricordare che, insieme a Sandro Pertini (che presiedette come membro anziano il Senato nel 1987) ed Enrico De Nicola (presidente della Camera, del Senato e della Repubblica dal 1º gennaio all'11 maggio 1948), ha ricoperto tutte le tre più alte cariche dello Stato: è infatti stato Presidente della Repubblica e Presidente della Camera, oltre ad avere presieduto provvisoriamente il Senato all'inizio della XV Legislatura.
Cattolico fervente, dei molti episodi che hanno caratterizzato la vicenda umana e politica di Oscar Luigi Scalfaro bisogna ricordare il 'caso del prendisole quando cioe' nel 1950, nel ristorante romano 'da Chiarina', il giovane deputato, insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio, ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento era sconveniente poiché mostrava le spalle nude. Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: 'È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!'. Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti.
L'episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro ed il collega Sampietro per ingiurie. La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di 'moralismo' e 'bigottismo', quella cattolica lo difendeva. Intervennero nella polemica molti personaggi.
Per il resto, la carriera di Scalfaro è stata tutta interna ai palazzi della politica. Durante gli anni sessanta, Scalfaro non fece mai mistero della sua concezione anticomunista, tanto da opporsi a ogni tentativo di 'apertura a sinistra'. Negli anni settanta, invece, dopo aver tentato di dar vita a una sua corrente nella Dc, visse un periodo in ombra, che terminò nel 1983, quando cioe' fu richiamato al governo da Giulio Andreotti come ministro dell'Interno fino al 1987. Anni difficili, quelli della sua permanenza al Viminale, che furono segnati dalla Strage del Rapido 904 (dicembre 1984), dall'omicidio da parte delle Brigate Rosse dell'economista Ezio Tarantelli (marzo 1985) e dalla recrudescenza dell'attività della mafia, che nel 1985 tentò l'omicidio del giudice Carlo Palermo ed uccise importanti esponenti delle forze dell'ordine in Sicilia. Dopo l'esperienza da ministro e la presidenza della commissione parlamentare per la ricostruzione in Irpinia, Scalfaro fu eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile del 1992, anche se restò per poco tempo in questa carica.
Francesco Cossiga si dimise da Presidente della Repubblica nello stesso mese e l'elezione del successore si trascinò in una serie di votazioni parlamentari senza risultato (Forlani e Vassalli non raggiunsero il quorum); la strage di Capaci con il massacro di Falcone e della scorta dette uno scossone alla vita politica italiana e Scalfaro, sino ad allora considerato un outsider nella corsa al Quirinale, fu eletto alla massima carica istituzionale del Paese subito dopo il tragico evento. 'Sponsor' politico di Scalfaro fu allora Marco Pannella, leader del Partito Radicale. Comunque, il 25 maggio 1992 Scalfaro fu eletto Capo dello Stato (al sedicesimo scrutinio) con 672 voti, espressi dai democristiani, dai socialisti, dai socialdemocratici, dai liberali, dal PDS, dai Verdi, dai Radicali e dalla Rete.
La sua permanenza al Quirinale verrà ricordata come una delle presidenze più controverse della storia repubblicana: benché fortemente sostenuto dai partiti politici sopravvissuti al turbine di Tangentopoli, la figura di Scalfaro ha ingenerato forti contrapposizioni, fronteggiate con una decisione che nessuno avrebbe saputo prevedere da un politico approdato quasi per caso al Quirinale. Durante il settennato, Scalfaro si trovó infatti a dover nominare numerosissimi governi, di cui due tecnici: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I e D'Alema I.
I guai cominciarono nel 1993, quando ci fu un grave scandalo per alcuni fondi neri del Sisde versati a favore di alcuni funzionari dei servizi segreti. In una girandola di indagini, colpi di scena e accuse reciproche tra istituzioni, Scalfaro prese la parola la sera del 3 novembre 1993, quando si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la partita di Coppa Uefa tra Cagliari e la squadra turca del Trabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò l'espressione 'Non ci sto', parlò di 'gioco al massacro' e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti.
Celebre anche il suo scontro con Silvio Berlusconi. Dopo le elezioni del 1994, in seguito alla vittoria elettorale del Polo delle Libertà, al momento in cui Silvio Berlusconi stava predisponendo la lista dei ministri, Scalfaro ritenne sgraditi alcuni nomi, tra cui spiccava la nomina di Cesare Previti (che era indagato ma non ancora condannato) ancora al Ministero della Giustizia, spostato alla Difesa e sostituito da Alfredo Biondi nel ruolo di Guardasigilli. In un colloquio preliminare con il futuro Presidente del Consiglio, a Scalfaro fu attribuita la frase 'Devo insistere: per motivi di opportunità quel nome non può andare'.
Il comune favore riservatogli dai nuovi partiti emersi dal crollo della cosiddetta 'Prima Repubblica' si spaccò quando - nel dicembre del 1994 - invece di sciogliere le Camere dopo le dimissioni del governo uscito dalle elezioni di sei mesi prima (come richiesto insistentemente dall'uscente premier Berlusconi), tentò con successo di formare un nuovo governo in base al dettame costituzionale secondo il quale, una volta eletto dal popolo sovrano, la sovranità è esercitata dal Parlamento; a sostegno della sua iniziativa fu ricordato che la Costituzione prevede che la funzione di deputati e senatori della Repubblica sia esercitata senza vincoli di mandato, onde è consentito cambiare schieramento ed appoggiare formazioni politiche diverse dalla lista in cui si è stati eletti. Quando Scalfaro svolse le consultazioni, ascoltò anche le componenti interne ai partiti per comprendere se vi erano in Parlamento i voti per un'ipotesi di 'governo tecnico': in un famoso discorso di fine anno invitò Berlusconi ad un passo indietro, promettendo che il nuovo governo avrebbe avuto un incarico a termine ed un presidente di fiducia dello stesso Berlusconi. Questi scelse il suo Ministro del Tesoro Lamberto Dini, ed assistette nell'anno successivo al progressivo spostamento dell'asse del governo così nato verso il centro-sinistra, che vinse le successive elezioni.
Da quel momento, il ruolo superpartes di Scalfaro fu messo sempre in discussione, tanto piu' che, non appena termino' il suo mandato e fu eletto senatore a vita, Scalfaro si presento in Senato a votare la fiducia al governo D'Alema. Alla fine della sua carriera, Scalfaro e' stato chiamato a svolgere il ruolo di Presidente provvisorio del Senato, fino all'elezione alla presidenza di Franco Marini, da lui sostenuto. Il 19 maggio 2006, come già aveva anticipato, ha votato la fiducia al governo Prodi II. Durante la XV Legislatura ha votato più volte in favore del governo Prodi e della maggioranza di centro-sinistra, anche in occasioni determinanti e con voti di fiducia. Nel 2007 ha aderito al Partito Democratico, pur non iscrivendovisi, ed è stato presidente del Comitato pro Veltroni-Franceschini nel Lazio per le primarie del 14 ottobre 2007. Da allora, si era ritirato dalla politica attiva, pur continuando a presiedere l'associazione Salviamo la Costituzione.



venerdì 27 gennaio 2012

"Shoah" è un termine ebraico che significa "annientamento", "sterminio".

Esso si riferisce ad una delle più vergognose vicende della storia umana, quando i regimi dittatoriali nazi-fascisti, poco più di sessant'anni fa, stabilirono, attraverso leggi razziali, di far arrestare tutti gli Ebrei e di rinchiuderli nei campi di lavoro forzato e di sterminio, per eliminare del tutto la loro "razza", ritenuta inferiore.
La stessa sorte toccò agli zingari, agli slavi, agli handicappati, ai neri, e a tutti coloro che, secondo i nazisti e i fascisti, non appartenevano alla razza bianca ariana, considerata superiore e pura.
Oggi a noi può sembrare impossibile e incredibile che possano essere successi quei fatti e che donne, uomini e bambini di un intero popolo siano stati perseguitati, torturati e uccisi nei campi di concentramento e nelle camere a gas: ma è tutto tragicamente vero e ogni uomo appena ragionevole si vergogna ancora oggi di quello che successe.
E non dobbiamo pensare che i nazisti e i fascisti fossero tutti dei pazzi: sarebbe troppo facile liquidare lo sterminio accusando uno o due pazzi responsabili. I loro capi erano persone istruite e di normale intelligenza: sapevano quello che avevano deciso di fare. Lo sapeva Hitler e chi stava al suo fianco, lo sapeva Mussolini e il re d'Italia che firmarono le leggi razziali per perseguitare gli Ebrei italiani. Lo sapevano tutti coloro che obbedirono a quelle leggi sbagliate e crudeli.
Il "GIORNO DELLA MEMORIA" che viene celebrato ogni 27 gennaio, nella nazione e nelle scuole, serve proprio a non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e ad altre persone, in qualsiasi parte del mondo.
Ma la strada verso la giustizia e la pace è ancora lunga: basta guardare a quante guerre e persecuzioni sono ancora in atto in ogni continente del mondo. Occorre proprio l'impegno di tutti noi.
Disse Primo Levi a proposito di Anna Frank:
"Una singola Anne Frank detta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, la cui immagine è rimasta nell’ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere".

lunedì 23 gennaio 2012

La rivoluzione dei Forconi blocca l'Italia. "Mancheranno latte, frutta e verdura"

Non è una protesta, è una rivoluzione. E non riguarda solo la Sicilia, ma tutta Italia. Disperazione e disagio sociale. La ribellione degli autotrasportatori paralizza il Paese. Da Nord a Sud in strada gente senza futuro. Blocchi in tutte le regioni. Autostrade in tilt, automobilisti impazziti. Coldiretti lancia l'allarme alimentare: "A rischio l'86% della spesa degli italiani". Il ministro Cancellieri: "La protesta può degenerare". Dalla Sicilia: "Vogliamo una nuova moneta" I Forconi arrivano in tutta Italia. Sotto sembianza di tir. Altro che protesta finita, la rivolta sembra arrivare in tutta la penisola. E il Paese è spezzato in due.
PD, RIMUOVERE BLOCCHI E CONVOCARE ASSOCIAZIONI - "Il governo intervenga al piu' presto per ripristinare la legalita' nelle strade italiane rimuovendo i blocchi che si stanno formando". Lo ha chiesto in una nota Silvia Velo del Pd, vice presidente della commissione Trasporti. "Comprendiamo l'esasperazione degli autotrasportatori che da molto tempo stanno vivendo una situazione insostenibile per le loro imprese, tuttavia nel momento in cui il governo si e' attivato con provvedimenti che vanno nella direzione richiesta dalle stesse associazioni di categoria, in particolare approvando la disposizione che prevede il recupero trimestrale delle accise sul carburante e il decreto per l'applicazione delle sanzioni previste nella norma sui costi minimi, auspichiamo che prevalga il senso di responsabilita'", ha sottolineato, "il nostro e', quindi, un appello ai singoli autotrasportatori e a quelle categorie che sostengono il fermo". Al tempo stesso, ha concluso Velo, "rivolgiamo un appello anche al governo: il ministro dell'Interno si attivi per rimuovere i blocchi stradali illegali e garantisca alle imprese il regolare svolgimento della loro attivita'. Chiediamo, infine, al vice ministro Ciaccia di convocare al piu' presto le associazioni che lo hanno richiesto, consentendo cosi' alle associazioni piu' responsabili di poter gestire il rapporto con i loro iscritti".
CANCELLIERI, NON TOLLERATI BLOCCHI STRADALI - "Non saranno tollerati blocchi stradali, bisognera' stare molto attenti nel senso che fin dove si puo' tollerare useremo tolleranza e dialogo, pero' bisogna anche tenere presente i diritti dei cittadini". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, a margine di un convegno di studi sulla Shoah, che si e' svolto questa mattina a Roma alla Scuola superiore dell'amministrazione dell'Interno. Il ministro, parlando ancora delle proteste annunciate in tutta Italia, ha sottolineato che per il Viminale "e' sicuramente una responsabiilta' pesante da affrontare con molta serenita' ma anche con determinazione". "Siamo aperti - ha aggiunto Cancellieri - ad ogni forma di dialogo, ma siamo anche pronti ad usare tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione. Seguiamo gli eventi con molta attenzione e molta fermezza, ma anche molta serenita'. E' giusto che le proteste si manifestino, ma sempre nel rispetto della legge. Dunque massima attenzione alla cornice di leggi su cui le proteste si muovono". Sul rischio che le proteste scavalchino gli stessi rappresentanti sindacali, il ministro dell'Interno ha sottolineato che "questo e' un problema perche' quando ci sono fughe in avanti si puo' andare oltre la legge e su questo saremo molto rigorosi".
CNA FITA SI DISSOCIA E INVITA A NON ADERIRE - La Cna-Fita si dissocia "da proclamazioni di fermo inconsistenti che mirano unicamente a strumentalizzare una disperazione latente per altri scopi" e invita gli autotrasportatori a non aderire. Non solo, ma ritiene opportuno che la presa di distanza sia chiara da parte di tutte le altre associazioni. "In queste ore - si legge nel comunicato - la prima preoccupazione e' per chi si sta trovando difronte ad azioni violente che mettono a rischio l'incolumita' di chi si trova per strada a lavorare. Ci risulta la presenza di frange estreme che stanno dando vita a tafferugli e scontri". La Cna-Fita invita quindi le forze dell'ordine al massimo controllo possibile per evitare incidenti. "E' chiaro che nonostante il Governo abbia dimostrato di voler risolvere questioni che si trascinano da troppo tempo, vi e' qualche professionista dei fermi che cavalca la disperazione degli autotrasportatori per ragioni d'opportunita'. Confidiamo nel Governo affinche' sappia in futuro distinguere tra questi tribuni dell'ultima ora e chi cerca di lavorare fattivamente a soluzioni concrete", conclude la nota.
CODACONS, E' ILLEGALE; GOVERNO PRECETTI CAMIONISTI - Lo "sciopero" dei Tir "non e' uno sciopero ma una protesta illegale che sta recando un pregiudizio grave ai diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini e dei consumatori". Lo afferma il Codacons che per questo chiede al Governo, ossia al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni, ai sensi dell'art. 8 della Legge n. 146 del 1990, "di adottare immediatamente un'ordinanza non solo perche' i blocchi stradali siano immediatamente rimossi ma perche' la protesta sia del tutto rinviata, considerato che anche la semplice e sola astensione dal lavoro, essendo mancato il preavviso di legge ed essendo ormai lo sciopero durato piu' dei 3 giorni massimi consentiti, e' illegale".Il Codacons chiede inoltre al Governo di proporre al Parlamento una modifica della legge n. 146 del 1990, una legge che all'epoca era all'avanguardia, essendo la prima a riconoscere in materia un ruolo alle associazioni di consumatori e ai diritti degli utenti, ma che oggi va rivista alla luce delle proteste illegali che orami si succedono ininterrottamente, dai tassisti ai camionisti, passando per le minacce di sciopero di 7 giorni consecutivi dei benzinai, solo per citare i casi del 2012. In particolare il Codacons chiede che anche la Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero, oltre ai Prefetti e al Governo, possa procedere alla precettazione. Vista l'inerzia dei Prefetti sulla vicenda taxi, evidentemente per ragioni politiche e non certo perche' ne mancassero i presupposti legali, e' opportuno che la precettazione sia realizzabile anche da un'autorita' esterna ed indipendente da motivazioni extra legali. Inoltre e' palese che le sanzioni pecuniarie, il cui tetto e' rimasto a 50 milioni delle vecchie lire, oggi 25.000 euro, debbano essere adeguate ai tempi moderni.
I FORCONI: "IN SICILIA UNA NUOVA MONETA" - Il Movimento dei Forconi alza il tiro e arriva a parlare di una nuova moneta per la Sicilia. Una valuta nuova, locale, per far ripartire l'economia isolana. Insoddisfatti dall'esito dell'improvvisato incontro di ieri con alcuni deputati dell'Assemblea regionale siciliana, il Movimento dei Forconi, che ha chiesto soprattutto misure per la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi e la sospensione per due anni delle cartelle esattoriali, adesso rilancia. Vogliono trasformare l'isola in zona franca e «pensare - dice in una nota il portavoce del movimento Martino Morsello - a una moneta siciliana. Il popolo pretende risposte precise per lo sviluppo socio-economico e occupazionale dell'isola». «Nell'incontro di ieri - aggiunge - non sono stati puntualizzati interventi risolutivi per l'agricoltura: mancano il blocco del Piano di sviluppo rurale (Psr), lo stop alle procedure esecutive per i tributi, una norma contro le sofisticazioni dei prodotti agricoli imposta da norme Ue, come la produzione di vino con lo zucchero, dell'aranciata senza arance, della limonata senza limone, della passata di pomodoro cinese. Non è stato evidenziato, inoltre, che il costo del gaoslio deve essere di 70 centesimi e l'energia elettrica a 0.028 per chilowattore.
COLDIRETTI, A RISCHIO 86% SPESA DEGLI ITALIANI - Con l'86% dei trasporti commerciali che in Italia avviene su strada, lo sciopero dei Tir mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per i prodotti piu' deperibili come il latte, la frutta e la verdura che non riescono a raggiungere gli scaffali dei mercati. E' quanto afferma la Coldiretti che, in riferimento alla mobilitazione degli autotrasportatori, sottolinea i pesanti effetti che si potrebbero presto avere per le tavole degli italiani e per le aziende agricole. L'agroalimentare - precisa la Coldiretti - è il settore piu' sensibile perch‚ ai ritardi e alla perdita di opportunità commerciali si aggiungono la distruzione e il deprezzamento che subiscono i prodotti deperibili come latte, carne, frutta e verdura. Come e' gia' successo in Sicilia, se non si tornerà presto alla normalità, gli effetti - conclude la Coldiretti - si faranno presto sentire con gravi danni per le aziende agricole, per il commercio e per i consumatori con gli scaffali dei supermercati vuoti e il rischio di effetti speculativi sui prezzi.
BLOCCO TOTALE MEZZI PESANTI IN CALABRIA - Il blocco totale di tutti i mezzi pesanti in circolazione in Calabria e' stato attuato dai camionisti, che hanno attivato presidi praticamente su tutta la rete stradale regionale. Il traffico, consentito solo ai mezzi leggeri, subisce rallentamenti. Praticamente interrotti, a Villa San Giovanni, i traghettamenti per la Sicilia. In un volantino distribuito agli automobilisti dagli autotrasportatori si esprime solidarieta' ai colleghi siciliani e si chiedono azioni urgenti per scongiurare la chiusura delle aziende. In particolare, si rivendicano interventi per avere il gasolio professionale, sconti per i pedaggi autostradali, pagamenti corretti per le fatture, maggiori tutele per quanto riguarda le assunzioni e le tariffe.
UGGE, DISAGI SI RISOLVERANNO IN 24 ORE - ''Quello che sta accadendo e' un'iniziativa spontanea che si risolvera' nel giro di 24 ore. Ci sono dei blocchi ad alcuni caselli, e' una situazione non omogenea che sta cercando disagi e problemi perche' chi vuole viaggiare non vuole correre rischi. La protesta e' di una sola associazione di categoria perche' tutti gli altri hanno sottoscritto la proposta del governo. Tutto quello che viene chiesto e' stato approvato venerdi' nel decreto legge'' E' questa l'analisi alla protesta dei tir di Paolo Ugge', presidente di Conftrasporto, in diretta a Tgcom24.
UNITI NELLA PROTESTA LE MARINERIE DELLE MARCHE - Si uniscono alla protesta degli autotrasportatori le marinerie del sud delle Marche. Mentre a Civitanova Marche (Macerata) e' stato appena rimosso il blocco dell'accesso al porto, che e' durato per tutta la notte, a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) e' scattata questa mattina la protesta della marineria locale, che e' la piu' grande della regione. Tutti fermi in porto per manifestare contro l'aumento dei costi di gestione delle loro attivita' gli oltre 80 pescherecci che fanno base nella cittadina picena. Al momento pero' non si segnalano blocchi e disagi alla circolazione di accesso al porto, sia dal mare che dalle vie cittadine. Secondo la Capitaneria di Porto locale la situazione e' sotto controllo.
BLOCCATO INGRESSO CASELLO GENOVA-BOLZANETO - Il casello autostradale di Genova-Bolzaneto e' bloccato per i mezzi pesanti che devono entrare in autostrada. Lo riferisce la Polizia Stradale. Alcune decine di autotrasportatori aderenti alla sigla Trasporto Unito, stanno effettuando un presidio in Piazzale Casalini, davanti al casello di Bolzaneto, sulla A7 Genova-Milano, impedendo ai tir l'accesso alla rete autostradale A
NAPOLI MANIFESTAZIONI 'INSORGENTI CON FORCONE' - 'Popolo caprone? No, insorgenti col forcone'. E' lo slogan che campeggia su uno striscione del gruppo 'Insorgenza civile' esposto a piazza Garibaldi a Napoli. Diverse decine di persone sono concentrate nella zona della stazione centrale con l'obiettivo di recepire la protesta che ha bloccato la Sicilia, che condividono e tentano di riproporre. Dopo i blocchi in Campania messi in atto questa notte dagli autotrasporti, i manifestanti partenopei attendono l'arrivo di esponenti di tutte le categorie commerciali anche dalle altre province campane per provare a bloccare l'accesso all'autostrada di via Galileo Ferraris. "E' un'iniziativa nata su Facebook - spiega Nando Dice' di Insorgenza - e abbiamo ricevuto subito la solidarieta' del movimento dei Forconi siciliano, anche attraverso un messaggio che ci e' stato 'girato' dal leader Ferro. Appoggiamo le loro rivendicazioni e portiamo avanti anche le nostre, protestando contro il caro Rc auto e le tariffe esagerate della Tassa sui rifiuti". Sottolineano che non si sentono rappresentati da nessun politico e non vogliono essere strumentalizzati. Promettono quindi di fermarsi immediatamente se "qualche esponente dei partiti decidesse di cavalcare la nostra protesta". Ritengono, infatti, che gli schieramenti presenti in Parlamento siano solo "correnti del partito delle banche, che e' il vero dittatore da combattere". Alcuni manifestanti sventolano il vessillo del Regno borbonico e chiedono l'istituzione di una "macroregione meridionale". La polizia sta presidiando la zona, anche se al momento non ci sono problemi dal punto di vista dell'ordine pubblico.
BLOCCO TOTALE MEZZI PESANTI IN CALABRIA - Il blocco totale di tutti i mezzi pesanti in circolazione in Calabria e' stato attuato dai camionisti, che hanno attivato presidi praticamente su tutta la rete stradale regionale. Il traffico, consentito solo ai mezzi leggeri, subisce rallentamenti. Praticamente interrotti, a Villa San Giovanni, i traghettamenti per la Sicilia. In un volantino distribuito agli automobilisti dagli autotrasportatori si esprime solidarieta' ai colleghi siciliani e si chiedono azioni urgenti per scongiurare la chiusura delle aziende. In particolare, si rivendicano interventi per avere il gasolio professionale, sconti per i pedaggi autostradali, pagamenti corretti per le fatture, maggiori tutele per quanto riguarda le assunzioni e le tariffe. "Altri presidi di manifestanti - ricorda il Centro - sono presenti in prossimita' degli ingressi alla rete autostradale, ma al di fuori della carreggiata: questo potrebbe arrecare disagi alla regolarita' della circolazione, anche se al momento non si registrano particolari turbative". Tutti i punti interessati dalle manifestazioni sono presidiati dalle forze di polizia: attivo anche il monitoraggio di Anas e Concessionari autostradali. Notizie aggiornate sulla percorribilita' di autostrade e viabilita' ordinaria sono disponibili tramite il Cciss (numero gratuito 1518, sito web www.cciss.it e mobile.cciss.it, nuova applicazione gratuita iCCISS per iPHONE), le trasmissioni di Isoradio ed i notiziari di Onda Verde sulle tre reti Radio-Rai; per l'autostrada A3 "Salerno Reggio Calabria" e' in funzione, per le informazioni sulla viabilita', il numero gratuito 800 290 092.
RICHICHI (AIAS) SENTITO IN QUESTURA A CATANIA - Il presidente dell'Aias, il sindacato degli autotrasportatori siciliani, Giuseppe Richichi e' stato sentito ieri pomeriggio in qualita' di persona informata sui fatti da agenti della squadra mobile della questura di Catania relativamente a un presunto blocco che era stato programmato al porto di Catania tra i manifestanti degli autotrasportatori, dei pescatori e una rappresentanza dei Forconi. Richichi ha spiegato che non vi era alcuna intenzione di bloccare il traffico, ma eventualmente l'idea di mantenere un presidio in vista dell'incontro tra il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo e il premier Mario Monti. L'incontro e' durato un'ora.
ANCORA BLOCCHI IN SICILIA ORIENTALE - Presidi a Giarre e Caltagirone in provincia di Catania. Nel ragusano a Modica, Monterosso, Ragusa (stazione Di Chiara), Sampieri, Pozzallo, Donmnalucata, Comiso e Santa Croce Camerino mercato ortofrutticolo. Tir bloccati a Reggio Calabria e Villa Sa Giovanni per la protesta degli autotrasportatori "italiani".
NEL CASERTANO PRESIDI ESTESI,BLOCCATI SOLO I CAMION - Continua la protesta degli autotrasportatori nel casertano. Dopo il blocco di ieri notte a Capua, Caserta Sud e Santa Maria Capua Vetere, presidi organizzati dall'associazione Trasporto Unito Fiap, che si unisce alla portesta dei Forconi della Sicilia, sono in atto in tutte le uscite autostradali del casertano. Gli autotrasportatori bloccano tutti i tir e camion che transitano presso gli svincoli dell'autostrada A1: Napoli Nord, che ricade nel territorio di Marcianise, Caserta Sud, Caserta Nord, Capua e Santa Maria Capua Vetere. Il presidio piu' numeroso si trova a Napoli Nord dove sono presenti circa cento manifestanti. Libero il passaggio alle autovetture. Il blocco, infatti, interessa solo i mezzi pesanti. Sul posto si trovano le volanti della polizia stradale e della questura di Caserta in servizio di ordine pubblico. I manifestanti hanno iniziato la loro protesta ieri sera poco dopo le 22 e proseguiranno fino alla mezzanotte del 27 gennaio, cosi' come e' stato comunicato al questore e al prefetto di Caserta. Non hanno aderito al movimento le sigle Anita e Fai.
IN CAMPANIA BLOCCHI ANCHE SU A16, UNO RIMOSSO - Anche sulle A16 Napoli-Canosa blocchi effettuati da tir. Uno e' stato appena rimosso all'altezza di Baiano, anche se alcuni mezzi non si sono allontanati e non si esclude possano riprovare a provocare uno stop alla circolazione. Un altro blocco interessa Benevento, ed e' ancora in corso. A Baiano a effettuare il blocco erano stati cinque tir, ma al momento non ce ne sono piu' in zona. A intervenire, la polizia stradale. A Benevento, invece, c'e' tensione. Sono circa 30 i tir all'ingresso e altrettanti all'uscita dello svincolo della A16 per il capoluogo sannita e sta montando una polemica con i piccoli autotrasportatori che intendono comunque allestire i mercatini cittadini. I manifestanti invece vogliono che aderiscano alla protesta tutti i mezzi circolanti nella zona.
CANCELLIERI, SIAMO MOLTO ATTENTI ALLA PROTESTA - Il ministero dell'Interno segue "con molta attenzione" le proteste degli autotrasportatori che dalla Sicilia si stanno diffondendo in piu' parti d'Italia "perche' nulla esclude che questi malesseri possano sfociare in manifestazioni di tipo diverso". Lo ha detto il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri nel corso della trasmissione Radio Uno 'Prima di Tutto'. "Eravamo molto allertati, molto attenti perche' era prevedibile che ci sarebbero state delle manifestazioni", ha spiegato il ministro, "sicuramente potrebbero esserci aggregazioni di varie forme di dissenso anche di altre categorie e potrebbero saldarsi scontentezze varie che poi possono portare a manifestazioni".
LAZIO - In Lazio sono numerosi i caselli bloccati. Già nella tarda serata di domenica si segnalavano numerosi tir fermi nei pressi dei caselli dell'autostrada A1, tratta tra Roma e Napoli, a Cassino, San Vittore, Frosinone e Anagni. La protesta del cosiddetto "Movimento dei forconi" è contro il rincaro del gasolio, dei ticket dell'autostrada e dell'Irpef.
CAMPANIA - Dopo il casertano, anche nel napoletano si registrano blocchi stradali nell'ambito della protesta dell'autotrasporto ormai nota come 'movimento dei forconi'. A Nola, Palma Campania e sulla Statale 7bis, il blocco al traffico e' stato fatto con una cinquantina di tir e un centinaio di persone. Gia' da ieri sera, nel nolano, c'era stato un primo raduno di mezzi, poi in nottata e' maturata la decisione del blocco. Sul posto la polizia. Si registrano diversi km di coda tra Caserta e Napoli in entrambe le direzioni. Blocchi sono segnalati anche sulla A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla A30, Caserta-Salerno. Sono circa 60 i presidi in corso in tutta Italia.
BLOCCHI IN PUGLIA, DISAGI ALLA CIRCOLAZIONE - Sono numerosi i disagi causati in Puglia dallo sciopero dei camionisti che hanno fermato i tir in prossimita' degli svincoli di entrata e uscita dell'autostrada A/14 e A/16 e delle principali strade statali. In particolare, sulla tangenziale di Bari ci sono lunghe code in prossimita' degli ingressi in citta', 4 km quella rilevata dalla Polstrada per l'ingresso 'Poggiofranco', mentre blocchi di tir sono segnalati sulla SS371 nei pressi di Specchiolla, nel brindisino, sulla SS7 di Taranto, nei pressi dello stabilimento Ilva, sulla SS106 Jonica e sulla SS 100 Taranto-Bari.
PIEMONTE E LOMBARDIA - A Torino il movimento sta bloccando l'imbocco dell'autostrada A4 per Milano e Venezia: una sola corsia viene lasciata libera per le auto. Lungo la tangenziale anche lo svincolo autoporto è stato bloccato, e i tir si starebbero organizzando per occupare anche quello interporto. Sempre sulla Torino-Venezia segnalati code anche ad Asti, oltre che a Capriate, a Seriate e a Dalmine, nel bergamasco. A Genova forti rallentamenti alla convergenza tra l'autostrada A7 Genova-Milano e l'A10 dal capoluogo ligure a Ventimiglia.
SCIOPERI IN TUTTA ITALIA - Lo sciopero, come hanno comunicato gli autotrasportatori, andrà avanti per cinque giorni. A Bologna San Lazzaro, dove parte l'autostrada Adriatica per il sud, i mezzi pesanti stanno condizionando l'accesso ai caselli dalla tangenziale, che corre accanto al percorso autostradale. L'uscita di Forlì è chiusa in entrambe le direzioni. Altri blocchi sono stati confermati in particolare in Abruzzo, in particolare al casello Città Sant'Angelo-Pescara Nord, e nelle Marche. Presidi segnalati anche in Val Di Sangro.
ADESIONE "SUPERIORE A QUALSIASI ASPETTATIVA" - Secondo Trasportounito l'adesione al fermo nazionale dell'autotrasporto si sta rivelando "superiore a qualsiasi aspettativa". Il segretario generale Maurizio Longo, in una nota ha ribadito che l'adesione "sta dimostrando la gravità della crisi in atto. Trasportounito, in quanto organizzazione autonoma e indipendente, si sta facendo interprete di un disagio che è reale e tangibile per le imprese così come per le famiglie dei tanti autotrasportatori che si stanno battendo per la sopravvivenza".
INCONTRO TRA LOMBARDO E MONTI - L’attenzione dei "Forconi" è rivolta a mercoledì, quando il premier Monti incontrerà a Roma il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. e Proprio mercoledì gli autotrasportatori potrebbero proclamare uno sciopero generale.









sabato 14 gennaio 2012

Nave da crociera incagliata/ Tre morti accertati nella tragedia di Civitavecchia

Sono tre al momento le persone che hanno perso la vita nell'incidente che ha coinvolto una nave da Crociera, la Costa Concordia, salpata da Civitavecchia alle diciannove e trenta di ieri e diretta a Savona, incagliata a Largo dell'Isola del Giglio. Lo confermano fonti del Comando Generale della Capitaneria di Porto. I ferirti sono 14. Al momento, non si ha la certezza se ci siano anche dei dispersi. A bordo della nave si trova personale aero soccorritore specializzato nel recupero di persone in difficolta' in mare, i vigili del fuoco e un ufficiale della Costa che stanno ispezionando palmo a palmo l'imbarcazione per assicurarsi che non ci siano persone a bordo. Una parte dei passeggeri e' stata condotta con altre imbarcazioni a Porto Santo Stefano e un'altra in elicottero a Livorno. Non ci sono ancora elementi sufficienti per capire la dinamica dell'incidente, spiega la Capitaneria. A bordo della nave si e' verificato un black out e la poi l'imbarcazione si e' arenata.
Almeno 1900 persone che si trovavano a bordo della Costa Concordia, sono state imbarcate e condotte a Porto Santo Stefano, spiega il Comando Generale della Capitaneria di Porto. Il soccorso ai passeggeri e' stato prestato con le scialuppe di salvataggio, con le motovedette e una ventina, fra equipaggio e passeggeri sono stati vericellati con gli elicotteri. La nave, di 290 metri di lunghezza, alle 22 circa di ieri, a seguito di un incidente in prossimita' dell'isola del Giglio, ha iniziato ad imbarcare acqua e ad inclinarsi di circa 20. Su questo aspetto, ha spiegato la Capitaneria, ci sara' un' inchiesta ma al momento non si possono formulare ipotesi. La nave non e' ancora affondata. A bordo si trovavano 4231 persone, di cui 1023 facenti parte dell'equipaggio. Il coordinamento delle operazioni di soccorso e' stato fin da subito assunto dalla Guardia Costiera di Livorno che ha inviato sul luogo dell'incidente le proprie motovedette, unitamente a quelle della Guardia Costiera di Porto Santo Stefano, Porto Ferraio e Civitavecchia. In area anche un elicottero partito dalla Base aerea della Guardia Costiera di Sarzana per monitorare dall'alto lo sviluppo della situazione ed intervenire in caso di necessita'. Sono state inviate sul luogo dell'incidente 4 navi mercantili in navigazione nell'area. In particolare sul traghetto Aegilium della societa' Toremar sono state imbarcate alcune delle persone che hanno abbandonato la nave, per essere trasferite all'isola del Giglio. In zona, anche mezzi navali della Guardia di Finanza, Polizia di Stato ed un elicottero della Marina Militare.
I soccorsi sono ancora in corso ed "e' possibile che ci siano dispersi", ha spiegato il prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi, sottolineando che una parte della nave e' sommersa e "non e' ispezionabile". "Non si puo' escludere che nella notte, con il panico e alcuni viaggiatori che si sono gettati in mare, possano esserci dispersi", ha sottolineato Linardi. "Ci stiamo domandando come sia stato possibile" che la nave si sia incagliata, ha aggiunto il prefetto che ha tuttavia invitato ad attendere gli accertamenti delle autorita'.
"E' una tragedia che sconvolge la nostra azienda. Il nostro primo pensiero va alle vittime, e vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ai loro familiari e amici". Cosi' Costa Crociere definisce l'incidente che ha coinvolto questa notte una sua nave a largo dell'Isola del Giglio. "In questo momento tutti i nostri sforzi sono concentrati nelle ultime operazioni di emergenza, oltre che nell'offrire assistenza agli ospiti e all'equipaggio che erano a bordo della nave, per farli rientrare al piu' presto a casa. Le procedure di emergenza sono scattate immediatamente per procedere all'evacuazione della nave. L'inclinazione che ha assunto progressivamente la nave ha reso le operazioni di evacuazione estremamente difficoltose. Vogliamo esprimere un profondo e sentito ringraziamento alla Guardia Costiera e alle forze da essa coordinate - aggiunge la Costa - incluse le autorita' e i cittadini dell'Isola del Giglio, che si sono prodigate nelle operazioni di salvataggio e assistenza agli ospiti e l'equipaggio. L'azienda collaborera', con la massima disponibilita', con le autorita' competenti per verificare le cause dell'accaduto".

giovedì 12 gennaio 2012

Tragedia familiare, cinque i morti

TRAPANI. Sono cinque le vittime dell'incendio sviluppatosi intorno alle 3 di stamane in una abitazione in via Omero, traversa di via Salemi. L'incendio sarebbe stato appiccato dal capofamiglia, Pietro Fiorentino, 40enne disoccupato. L'uomo avrebbe ucciso i familiari e dato alle fiamme l'appartamento, gettandosi poi dal balcone dell'abitazione situata al 5° piano dello stabile. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e la Polizia. A perdere la vita sono stati la moglie Stefania Mighali, la figlia Daniela di 8 anni, la suocera Nunzia Rindinella di 77 anni, il cognato disabile di 55 anni Hanzi e Fiorentino stesso. L'uomo non aveva un impiego stabile e si arrangiava con lavori saltuari. Una delle vittime sarebbe stata estratta viva dal rogo ma sarebbe deceduta durante in trasporto in ospedale. Secondo le prime ricostruzioni, all'origine del folle gesto ci sarebbe stata una lite scoppiata in famiglia. La moglie di Fiorentino aveva più volte denunciato i comportamenti violenti del marito fino a decidere per la separazione che il marito non accettava. Secondo le testimonianze raccolte tra i vicini di casa, le liti tra i due erano molto frequenti. L'ultima, avvenuta nelle prime ore della giornata, avrebbe portato al tragico epilogo.

mercoledì 4 gennaio 2012

IL PAESE CHE VORREI


Il paese che vorrei è un paese semplice. Non cerca di assomigliare a nessuno, di esser la riproduzione “in piccolo” di una rinomata località turistica ma cerca di esser se stesso, di valorizzare le sue virtù.
Nel paese che vorrei gli amministratori sono persone semplici. Non occorre raccomandarsi a nessuno per incontrarle, sanno darti una risposta minima in ogni momento, sono persone che vivono il paese e che non hanno bisogno di una carica per darsi lustro.
Nel paese che vorrei anche le procedure sono semplici. Si parla di regole chiare e precise, uguali per tutti, astratte e generali, certe e non discrezionali. Il cittadino deve sapere quali sono i tempi, quali sono gli uffici e i passaggi che una sua richesta dovrà affrontare prima che arrivi all’esito finale.
Nel paese che vorrei non si trascurano le semplici cose. I piccoli problemi di tutti giorni e le piccole opere, le piccole feste paesane, la cultura delle tradizioni.
Nel paese che vorrei è semplice avere un’informazione. Un turista deve sapere quali eventi vi sono sul territorio con sufficiente anticipo. Un cittadino non deve sprecare tempo prezioso in coda per fare una semplice domanda.
E a voi non sembra semplice?

Francesco Poma

La Strage di Castellammare del Golfo

Con il 31 dicembre 2011 si chiude l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia che, ancora una volta, come avvenne allora nel lontano 1960 in occasione delle celebrazioni del centenario, e così come opportunamente riporta in un precedente articolo di questo giornale Pasquale Hamel, sono state ora come allora, un’occasione mancata. Celebrazioni caratterizzate da vuota retorica e da vacui trionfalismi senza mai scendere nel merito di una obbiettiva rivisitazione storica e squarciare così il velo su verità ed avvenimenti che per 150 anni ci sono state sempre nascoste e secretate da storiografie compiacenti e di regime

Verità negateci dalla storiografia ufficiale e scolastica per cui Garibaldi non fu tanto un eroe più di quanto lo si è dipinto sinora, che Vittorio Emanuele non fu affatto il re “galantuomo” riportato enfaticamente sui libri di storia e che i piemontesi non furono affatto i liberatori, ma senza pietà conquistatori e protagonisti di eccidi e sopraffazioni nei confronti delle genti del Sud e che, consequenzialmente, portarono ad una mai metabolizzata Unità d’Italia.

I fatti d’arme a partire dal 1860 in poi, i plebisciti farsa e la proclamazione del regno d’Italia avvenuta il 17 aprile 1861 importarono per il Sud e la Sicilia non una liberazione, ma una vera e propria conquista in cui i piemontesi si distinsero per ferocia e brutalità, rendendosi protagonisti di inenarrabili massacri che costarono alla fine in una vera e propria guerra civile tanti più morti di tutte le guerre del Risorgimento I siciliani e i meridionali impararono così, a proprie spese, a conoscere questo singolare modo di essere liberati e affrancati dalla tirannia dei Borbone, prima con gli eccidi di Bronte, di cui si rese protagonista, su mandato di Garibaldi, Nino Bixio, e poi con la rivolta di Palermo (anche questa puntualmente ignorata dalla storiografia ufficiale e dai testi scolastici) del “Sette e Mezzo”( durò infatti sette giorni e mezzo) che avvenne nel settembre 1866 con miglia di morti e con Palermo messa a ferro e a fuoco e tenuta in stato d’assedio per diversi mesi dal generale Raffaele Cadorna, padre di quell’ancor più famoso Luigi, artefice della disfatta di Caporetto.

I piemontesi nei loro processi di “liberazione” e di “esportazione della democrazia”, come si direbbe oggi, non andarono troppo per il sottile, considerando “barbari ed incivili” come li definì in pieno parlamento il generale Giuseppe Govone per giustificare il suo operato e che, decretando nell’Isola, lo stato d’assedio e la dittatura militare con centinaia di fucilazioni e migliaia di arresti e decine e decine di paesi posti in stato d’assedio, guidò la repressione alla ricerca dei renitenti di leva. Il generale Govone morirà suicida forse per il rimorso delle sue esecrabili nefandezze, nella sua casa di Alba nel gennaio del 1872, guarda caso, esattamente dieci anni dopo gli eccidi della “rivolta dei Cutrara” di Castellammare del Golfo perpetrati dai suoi soldati nel gennaio del 1862 e che in questo contesto ci accingiamo a ricordare.

“Barbari e incivili” definì i siciliani il generale Govone sulla stessa lunghezza d’onda del massacratore di Bronte, Nino Bixio, che in una lettera inviata alla moglie, a proposito della Sicilia, così ebbe a scrivere. “Un paese che bisognerebbe distruggere e gli abitanti mandarli in Africa a farsi civili”. “Barbari e incivili” ossia gente inerme, uomini, vecchi, donne e bambini che ebbero, prima a Bronte e poi a Castellammare del Golfo, il solo torto di trovarsi sulla strada di queste razziste belve sanguinarie. Significativo, a tal proposito, fu quanto avvenne ai primi di gennaio del 1862 con gli avvenimenti passati alla storia, e di cui se ne ha scarsa memoria, come la “ rivolta dei Cutrara” e che ricorrendone il 150° anniversario alcuni cittadini castellammaresi in questi giorni si accingono con l’impegno della “Associazione culturale Nostra Principalissima Patrona” a celebrarne il ricordo e a commemorarne i morti.

Il primo gennaio del 1862, a poco meno di un anno dalla proclamazione del regno d’Italia, buona parte degli abitanti di Castellammare del Golfo, stanchi delle sopraffazioni e dei soprusi subiti in così breve tempo, scese in piazza al grido di “abbasso la leva morte ai Cutrara”

La causa scatenante della rivolta fu data, appunto, dall’introduzione della lunga leva militare obbligatoria (dalla quale sotto i borboni i siciliani erano esenti) la cui legge istitutiva, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del 30 giugno 1861, prevedeva discriminatamene che i figli dei poveri non potendosi comprare l’esenzione, prevista dalla legge, erano costretti ad una lunga leva di ben 5 anni, mentre, al contrario, ai figli dei ricchi appunto i Cutrara (cappeddi o galantuomini), potendoselo permettere e pagando profumatamente, ne potessero essere esentati.

Il primo gennaio 1862, esattamente 150 anni addietro, gran parte della popolazione capeggiata da due popolani, Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo, insorse contro questo stato di cose e contro queste ingiustizie. Dopo avere portato una bandiera rossa al centro del paese si pose alla caccia dei notabili locali appunto i “cutrara” simbolo di queste discriminazioni e di questi privilegi. Furono assaltate la abitazioni del commissario alla leva, Bartolomeo Asaro, e del comandante della guardia nazionale, Francesco Borruso, catturati ed uccisi e le loro case bruciate. Eccessi esecrabili di una popolazione esasperata da vessazioni ed ingiustizie.

Fatti che non trovarono successivamente giustificazione nelle rappresaglie e negli eccidi da parte dei piemontesi sbarcati su due navi da guerra con centinaia di bersaglieri nel porto di Castellammare, inviati dal generale Govone al comando dal generale Pietro Quintino, ex garibaldino. Militari che, anziché porsi alla caccia dei colpevoli, non trovarono di meglio che passare per le armi e fucilare, in dispregio ad ogni elementare norma di umanità e legalità, vecchi, donne e persino un’innocente bambina di appena 9 anni, Angela Romano. Uomini donne e una bambina rastrellati dalle truppe piemontesi in contrada “Villa Falconeria”, alla periferia del paese.

Gli altri fucilati alle ore 13 di quel maledetto venerdì 3 gennaio 1862 furono Mariano Cruciata di 30 anni, Marco Randisi di 45 anni, il sacerdote Benedetto Palermo di 46 anni, la contadina Anna Catalano di 50 anni e i vecchi Angelo Calamia e Antonino Corona entrambi di 70 anni.

A distanza di poco meno di due anni si ripetevano a Castellammare, ad opera dei piemontesi, con pedissequa ferocia e con una sconcertante analogia e crudeltà, i fatti e gli eccidi di Bronte perpetrati da Nino Bixio contro ogni aspettativa di libertà, di giustizia e di affrancamento dalla miseria che avevano invocato i siciliani all’arrivo dei garibaldini prima e dei piemontesi dopo. Di recente, in memoria di quagli avvenimenti le amministrazioni comunali di Castellammare del Golfo e di Gaeta hanno deciso di intitolare una via cittadina ad Angelina Romano la più giovane delle incolpevoli e inconsapevoli vittime di quell’esacrabile eccidio

La rivolta di Castellammare del gennaio del 1862 fu poi, come ricordato all’inizio, propedeutica della grande rivolta palermitana del settembre del 1866 così detta del “Sette e Mezzo”, che costò miglia e migliaia di vittime a causa della repressione piemontese. Rivolte puntualmente ed ipocritamente secretate e ignorate dai testi scolastici e dalla storiografia ufficiale. Questo, ancora una volta, fu il contributo di sangue innocente dato dai meridionali e dai siciliani alla causa dell’Unità nazionale. E proprio per questo sarebbe stato più giusto, lo scorso anno, oltre che festeggiare e celebrare enfaticamente e vacuamente i 150 anni dell’Unità d’Italia, ricordare quei morti e quelle vittime innocenti che furono immolate, loro malgrado, al processo unitario.

Ed è quello che con molto merito per rimuovere una damnatio memorie che per lungo tempo li ha condannati all’oblio stanno facendo in questi giorni i cittadini di Castellammare, commemorando e ricordando le vittime della rivolta dei Cutrara del gennaio del 1862. In piena sintonia con quanto sosteneva Leonardo Sciascia: “Questo è un paese senza memoria e io non voglio dimenticare”. Ed è per non dimenticare che i castellammaresi sono, con questa ed altre future iniziative, alla costante ricerca di una memoria storica perduta.

martedì 3 gennaio 2012

ISCRIZIONI SCUOLA DELL'INFANZIA E PRIMARIA(ELEMENTARE) A.S. 2012/2013

CIRCOLO DIDATTICO STATALE

“L. PIRANDELLO”

PIAZZA EUROPA, 2 91014 CASTELLAMMARE DEL GOLFO

TEL. 0924/31161 FAX 0924/531237 C.M. TPEE023004 C.F. 80005990819

E- MAIL TPEE023004@ISTRUZIONE.IT


1. A)- Scuola dell’infanzia

Possono essere iscritti alle scuole dell’infanzia le bambine e i bambini che abbiano compiuto o compiano entro il 31 dicembre 2012 il terzo anno di età.

Possono, altresì, essere iscritti le bambine e i bambini che compiano tre anni di età non oltre il termine del 30 aprile 2013.

Qualora il numero delle domande di iscrizione sia superiore al numero dei posti complessivamente disponibili, hanno precedenza le domande relative a coloro che compiono tre anni di età entro il 31 dicembre 2012.


L'ammissione dei bambini alla frequenza anticipata è condizionata, ai sensi dell’art. 2 comma 2 del Regolamento di cui al D.P.R. 20 marzo 2009,n.89:


• alla disponibilità dei posti e all’esaurimento di eventuali liste di attesa;


• alla disponibilità di locali e dotazioni idonei sotto il profilo dell'agibilità e funzionalità, tali da rispondere alle diverse esigenze dei bambini di età inferiore a tre anni;


• alla valutazione pedagogica e didattica, da parte del collegio dei docenti, dei tempi e delle modalità dell'accoglienza.


Si auspica che possano anche essere attivate, da parte degli Uffici scolastici territoriali, d’intesa con le Amministrazioni comunali interessate, le opportune misure di coordinamento tra le scuole statali e le scuole paritarie che gestiscono il servizio sul territorio, per equilibrare il più possibile il rapporto domanda-offerta.


Gli orari di funzionamento della scuola dell’infanzia, fissati dal Regolamento approvato con DPR n. 89/2009 (art. 2, comma 5), sono, di norma, pari a 40 ore settimanali; su richiesta delle famiglie l’orario può essere ridotto a 25 ore settimanali o elevato fino a 50 nel rispetto dell’orario annuale massimo delle attività educative fissato dall’art.3, comma 1, del D.L.vo n.59/2004.


Si ricorda, infine, che la sentenza della Corte Costituzionale n.92 del 9 marzo 2011 ha annullato il comma 6 dell’articolo 2 del D.P.R. n.89 del 20 marzo 2009, dichiarando non essere di competenza della Stato la composizione delle sezioni della scuola dell’infanzia con un numero di iscritti inferiore a quello previsto in via ordinaria, situate in comuni montani, in piccole isole e in piccoli comuni, appartenenti a comunità prive di strutture educative per la prima infanzia.




1. B)- Scuola primaria

I genitori o i soggetti esercenti la potestà genitoriale :


- debbono iscrivere alla classe prima della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2012;

- possono iscrivere anticipatamente i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2013. A tale ultimo riguardo, per una scelta attenta e consapevole, i genitori o gli esercenti la patria potestà possono avvalersi anche delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai proprio figli.


Le scuole che accolgono bambini anticipatari debbono rivolgere agli stessi particolare attenzione e cura, soprattutto nella fase dell’accoglienza, ai fini di un efficace inserimento.


Ogni singola istituzione scolastica, all’atto dell’iscrizione, mette a disposizione delle famiglie il proprio Piano dell’offerta formativa (P.O.F.) recante le articolazioni e le scansioni dell’orario settimanale delle lezioni e delle attività (inclusa l’eventuale distribuzione dei rientri pomeridiani) e la disponibilità dei servizi di mensa, secondo quanto previsto dall’art.4 del D.P.R. n.89/2009.


All’atto dell’iscrizione, i genitori o gli esercenti la potestà genitoriale esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale, che, in base all’art. 4 del Regolamento, è così strutturato: 24; 27; fino a 30; 40 ore (tempo pieno).


L’accoglimento delle opzioni fino a 30 ore settimanali o per il tempo pieno è subordinato alla esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi, circostanze queste che dovranno essere portate a conoscenza dei genitori all’atto dell’iscrizione.


L’adozione del modello di 24 ore settimanali si rende possibile solo in presenza di un numero di domande che consenta la formazione di una classe.


Con riferimento alle diverse opzioni, le istituzioni scolastiche organizzano le attività didattiche tenendo conto dei servizi attivabili e delle consistenze di organico.


Per quel che concerne l’accesso alle classi successive alla prima, si richiama all’attenzione che gli alunni soggetti all’educazione parentale debbono sostenere l’esame di idoneità prima dell’inizio dell’anno scolastico.
SCADENZA ISCRIZIONI 20 FEBBRAIO 2012.